audioteca: 1951-1960


BUD POWELL

The Amazing Bud Powell, vol. 1

Blue Note - 1951

Pubblicato in varie edizioni ampliate e rivedute, questo disco raccoglie materiale registrato in più sedute tra il 1949 e il 1951 con Powell - a capo di un quintetto con Fats Navarro e Sonny Rollins e di un trio - nella fase migliore della sua carriera come compositore di temi bop e come improvvisatore. “Bouncing with Bud” è un capolavoro. Amazing!


THELONIOUS MONK

Genius of Modern Music, vol. 2

Blue Note - 1952

Queste tracce, registrate nel 1951-52, completano quelle del "Volume 1" nella definizione del primo corpus di composizioni/esecuzioni di un gigante del Novecento, figura in cui uomo e artista sono una cosa sola con la musica. Rivoluzionario nella maniera di comporre e suonare jazz, Monk qui incide “Straight No Chaser” per la prima volta. Geniale.


PARKER / GILLESPIE / POWELL / MINGUS / ROACH

Jazz at Massey Hall - The Quintet

Debut - 1953

Dall’alto valore documentario più che artistico, questo disco ci presenta, per la prima e ultima volta tutti insieme, cinque musicisti che hanno operato la rivoluzione del be-bop: Parker e Powell sono in fase calante sia artistica che personale; Dizzy, Mingus e Roach percorreranno altre strade più o meno creative. Ma qui “Salt Peanuts” è irresistibile.


SARAH VAUGHAN

Sarah Vaughan with Clifford Brown

EmArcy - 1954

Una delle più belle voci del jazz di sempre affiancata dal trombettista che avrebbe fatto scuola in pochi ma intensi anni di attività. “September Song”, la canzone di Kurt Weill rivisitata in centinaia di versioni, presenta Sassie e Brownie in splendida forma per un disco che risulta tra i fondamentali per capacità interpretative e per intensità.


KENNY DORHAM

Afro-Blue

Blue Note - 1955

Riuscito esempio di hard bop in perfetta linea Blue Note, questo disco ci mostra una formazione che include, tra gli altri, J.J. Johnson, Hank Mobley, Horace Silver e Art Blakey. Ritmi incontenibili e spiccato lirismo si combinano in arrangiamenti curatissimi. La sezione fiati è straripante in “Afrodisia” e “Minors Holiday” e Dorham è grandissimo.


CHARLES MINGUS

Pithecanthropus Erectus

Atlantic - 1956

Tre brani originali e una versione di “A Foggy Day” che ci conduce nella trafficata e nebbiosa Londra con geniali suoni onomatopeici. “Pithecanthropus Erectus” apre il disco ed è un primo esempio di brano/suite di Mingus, con più movimenti nella medesima composizione. Qui il quintetto ha l’impatto sonoro di un’orchestra e Jackie McLean è stellare.


GIL EVANS

Gil Evans & Ten

Prestige - 1957

Primo disco a proprio nome per il più grande arrangiatore della storia del jazz, di certo colui che ha segnato fasi importanti nello sviluppo di questa musica. A capo di un gruppo che aveva a quel tempo già definito un proprio suono, Evans lancia Steve Lacy come primo solista di sax soprano dai tempi di Bechet, e cambia la storia anche per questo.


ART BLAKEY AND THE JAZZ MESSENGERS

Moanin'

Blue Note - 1958

Un monumento! Una formazione insuperabile con Blakey affiancato da Lee Morgan, Benny Golson, Bobby Timmons e Jimye Merritt. Composizioni, arrangiamenti e spunti solistici sono ai massimi livelli e tre dei sei brani incisi - “Moanin’”, “Along Came Betty” e “Blues March” - sono veri capolavori che entreranno stabilmente nel repertorio dei Messengers.


MILES DAVIS

Kind of Blue

Columbia - 1959

Tutto è stato detto sul disco che più di ogni altro viene indicato per rappresentare il jazz, con una formazione stellare che vede Miles affiancato da John Coltrane, Bill Evans e Cannonball Adderley. Manifesto del jazz modale e punto di partenza per chi volesse conoscere questa musica. “Flamenco Sketches” è motivo di intensa emozione. Fondamentale!


MAX ROACH

We Insist! - Freedom Now Suite

Candid - 1960

Il progetto, su musiche di Roach e testi di Oscar Brown, lancia il batterista lungo la lotta per l’emancipazione degli africani-americani. Per registrarlo, Roach si affida a fuoriclasse come Booker Little e Julian Priester, ma è il sax tenore di Coleman Hawkins in “Driva’ Man” a giungere al cuore così come il canto di una strepitosa Abbey Lincoln.


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