live: An Evening with ECM

BLECKMANN/BATTAGLIA/RABBIA

DJANGO BATES' BELOVED


Ravello Festival

Belvedere di Villa Rufolo, Ravello (Sa)

21 luglio 2018

 
 



  • musicisti: Theo Bleckmann, voce, elettronica; Stefano Battaglia, pianoforte; Michele Rabbia, percussioni, elettronica / Django Bates, pianoforte; Petter Eldh, contrabbasso; Peter Bruun, batteria.

di Francesco Varriale


Doppio concerto per quello che si prospettava come un appuntamento davvero speciale e che tale si è rivelato, nonostante un pubblico non particolarmente numeroso, anche se molto attento. “An Evening with ECM” - progetto originale del Ravello Festival ad opera della Direttrice Artistica Maria Pia De Vito - è stato il tema di una serata che ha visto coinvolti alcuni musicisti presenti da tempo nelle produzioni discografiche della prestigiosa etichetta tedesca e che qui hanno presentato progetti meritevoli di attenzione.


La prima parte della serata ha visto sul palco un trio inedito per quella che era una prima assoluta, ovvero la riproposizione in forma cantata dei “Fuor Quartets” che il poeta T. S. Eliot pubblicò prima separatamente e poi nel 1943 in forma di raccolta e che negli anni Settanta erano stati motivo di un primo tentativo di collaborazione tra Charles Mingus e Joni Mitchell. Le liriche di Eliot presentano in sé una spiccata musicalità e non risulta difficile immaginare quanto l’ascolto del reading dello stesso autore possa aver ispirato le musiche scritte e costruite durante l’esecuzione da Stefano Battaglia e Michele Rabbia e il canto molto recitato di Theo Bleckmann.

Il cinquantaduenne vocalist tedesco ha, per nascita e formazione, una particolare dimestichezza con la dimensione letteraria e teatrale sicché, sin dall’iniziale “Burnt Norton”, la sua voce è parsa particolarmente idonea per coniugare al meglio l’interpretazione dei testi di Eliot con le rare ma intense aperture all’improvvisazione che hanno punteggiato l’ora di esibizione del trio, facendosi spesso anche strumento ideale per completare al meglio la dimensione musicale che Battaglia e Rabbia, vista l’intesa derivante dalle numerose collaborazioni, sono stati abili a creare: il primo con un lirismo pianistico che negli anni è divenuto unico per la sua intensità; il secondo per i suoni e i colori che arricchiscono qualunque contesto musicale in cui il percussionista si cali.

Ci si augura che il progetto, parso interessante sin dalle prime battute, potrà vedere presto la luce su disco, magari proprio ad opera dell’etichetta tedesca a cui è stata dedicata la serata.


La seconda parte del concerto ha visto l’esibizione del trio Beloved del pianista e compositore inglese Django Bates. Musicista abile nel passare con disinvoltura da uno strumento all’altro, Bates è da sempre capace di alternare le dimensioni musicali più varie, dalle atmosfere eteree e raccolte del quartetto First House attivo negli anni Ottanta (nel quale lo si ascolta al pianoforte e al corno tenore), passando al linguaggio orchestrale di alcuni suoi album che hanno lasciato il segno negli anni Novanta fino a giungere al progetto presentato al Ravello Festival.

“The Study of Touch”, titolo dell’ultimo lavoro discografico di Bates registrato in trio con il contrabbassista svedese Petter Eldh e con il batterista danese Peter Bruun, è una rilettura di alcuni temi di Charlie Parker e, soprattutto, una rivisitazione del linguaggio boppistico con un approccio che da più parti (e in più occasioni) è stato definito iconoclastico. Come nel disco, i temi di Bird eseguiti durante il concerto hanno costituito, infatti, soltanto degli spunti tematici, delle frasi da smembrare, ritagliare e riassemblare come soltanto un abile musicista può fare: “Donna Lee” ha infatti dato vita alla coinvolgente “Giorgiantics” così come “Peonies as Promised” è sfociata con naturalezza nella storica “My Little Suede Shoes”, il tutto utilizzando composizioni originali (l’iniziale “Sadness All the Way Down” o la stessa “The Study of Touch”, ad esempio) per raccordare i brani e conferire al lavoro opportuna coerenza formale.

Bates suona il piano con sorprendente leggerezza, fa apparire semplici alcuni passaggi di notevole complessità e si mostra straordinario leader, sia per quanto spazio concede ai suoi giovani partner, sia per come si lascia condurre da essi quando la musica si libera in momenti di apertura formale. Ma Bates è anche un abile intrattenitore e coinvolge il pubblico al punto da sentirsi richiamare con forza, sul finale di concerto, per un acclamatissimo bis nel quale la parkeriana “Now’s the Time” è stata riscattata e riproposta con particolare modernità, a sugellare una serata di musica di livello altissimo che avrebbe meritato maggiore attenzione da parte degli appassionati.



ascolta le playlist dedicate ai musicisti su Spotify:


ascolta i dischi su Spotify:


link:


articolo pubblicato nell'agosto 2018