RECENSIONI BREVI - 2019

ROBERTO MARTINELLI / ERMANNO MARIA SIGNORELLI: Pater (Caligola Records / 2018 - rec. 2017) - Questo è un disco diverso dagli altri. Ha accompagnato un momento che è poi diventato un’esperienza, con la meravigliosa “Danza pagana” che faceva da colonna sonora a un solitario passaggio in auto a duemila metri, con una nebbia tale da farla entrare davvero dentro, la musica. Lassù la chitarra classica di Signorelli e il sax soprano di Martinelli danzavano insieme inseguendosi, cercandosi e allontanandosi per poi ritrovarsi e unirsi di nuovo. Questo disco è davvero un’esperienza, va ascoltato tutto d’un fiato e poi fatto girare di nuovo e poi ancora una volta, perché “La cattedrale”, “Samademi”, “Come una mamma” e “My Favorite Things” sono momenti che conducono alla conclusiva “Nebbia” dove la musica si fa, finalmente, luce. (f.v.)


PAOLO BOTTI: Lomax Lives! (Caligola Records / 2019 - rec. 2018) - Con un piglio da etnomusicologo, Paolo Botti ci regala il secondo capitolo del suo omaggio ad Alan Lomax. Tutti i brani - presentati in questo live e già inclusi nella prima edizione del 2015 - vengono assemblati in un ordine differente, dando vita a quattro suite in cui la musica risulta di impatto ancora maggiore, grazie anche al contributo di musicisti come Dimitri Grechi Espinoza, Enrico Terragnoli e Zeno De Rossi. Ma da rimarcare è soprattutto il lavoro di Botti, geniale nel concepire un progetto così originale, leader abilissimo nel coordinare il ruolo dei suoi partner e polistrumentista versatile nel passare dalla viola al mandolino e al dobro, fino a giungere alla cornetta. Segnaliamo “I Can’t Be Satisfied” e “Work Song” tra i momenti più belli del disco. (f.v.)


STANIC BOULEVARD: Stanic Boulevard (Verve / 2019 - rec. 2018) - Mettete insieme quattro musicisti che, ispirati da un rione di Bari e dall’amore per la fusion in voga tanti anni fa, ripropongono quel sound, riuscendovi perfettamente, anche per l’abilità messa in campo nella registrazione. Obiettivo centrato, si potrebbe dire. E invece no: l’essere riusciti nell'intento senza aver riscattato con un approccio moderno un certo tipo di linguaggio, mostra quanto Matera (piano, tastiere), Pignataro (chitarre), Maurogiovanni (basso elettrico) e Villani (batteria, percussioni) abbiano forse peccato proprio nella definizione del progetto sicché la musica, comunque ben suonata, non riserva mai sorprese da rivelare all’ascolto. (f.v.)


HUMPTY DUO: Synchronicities (Caligola Records / 2018 - rec. 2017) - Dopo il lavoro della Tierney Sutton Band di tre anni fa, ecco un altro disco interamente dedicato alle musiche di Sting, con undici brani che, andando da “Roxanne” ad alcune hit dell’artista inglese, punteggiano le fasi salienti di una carriera strepitosa. E così, il chitarrista Luca Dal Sacco e il contrabbassista Matteo Mosolo rielaborano le canzoni per evidenziarne la linea melodica e per esaltarne i caratteri di apertura con parti solistiche molto ben eseguite. Tra i brani vanno segnalati “Englishman in New York”, “Seven Days” e “Message in a Bottle”, ma è con il dittico “Fields of Gold / Shape of My Heart” che il duo dà il meglio di sé per l’arrangiamento e l’interpretazione. (f.v.)


JACOPO DELFINI: Sleeping Beauty (autoprodotto / 2018) - La “Bella addormentata” del trentanovenne chitarrista cremonese Jacopo Delfini prende forma grazie a un quintetto nel quale ben figurano, oltre al leader, il clarinettista Mauro Negri e il violinista Andrea Aloisi. Le composizioni sono tutte di Delfini, ad eccezione della conclusiva “Nuages”, frutto della penna di Django Reinhardt. Ed è proprio nello stile manouche e nel costante omaggio al Quintette du Hot Club de France del chitarrista tzigano che sta il grande limite di questo lavoro che, pur ben suonato e nonostante la presenza del clarinetto, non colpisce per originalità, restando troppo legato al modello di riferimento. (f.v.)