live: CARLO DUMONT

Recital per violino solo

(Enesco / Bach / Ysaye)


Basilica di San Domenico Maggiore, Napoli

4 febbraio 2017


  • musicista: Carlo Dumont, violino.


di Francesco Varriale


Davanti a un centinaio di spettatori giunti nella suggestiva Basilica di San Domenico Maggiore in Napoli, Carlo Dumont ha dato vita a un recital per violino solo il cui programma prevedeva composizioni di diversa provenienza ma di forte coerenza stilistica, così come evidenziato dallo stesso Dumont che, da esperto didatta qual è, ha tenuto desta l’attenzione del pubblico anche con pillole di storia della musica prima di ogni esecuzione.

Ad aprire il concerto il “Prelude” alla “Suite No. 1 in Do maggiore, Op. 9” del violinista e compositore romeno George Enesco, brano che, composto per l’esecuzione di due violini all’unisono, è stato riproposto da un Dumont particolarmente abile nel restituirne - anche in solo - la spiccata profondità e il forte impatto sonoro. Si tratta di una composizione che mostra di avere la sua compiutezza formale anche estrapolata dall’intera opera, tanto è intrisa di lirismo e tragicità combinati a una chiara matrice popolare.

È proprio quel lirismo che ha evidentemente indotto Dumont a trasformare quel preludio in una naturale apertura della “Partita No. 2 in Re minore, BWV 1004” di Johann Sebastian Bach. Un salto indietro di circa due secoli che suona come un ritorno al futuro e che evidenzia la modernità della musica del compositore di Eisenach, una musica che ha una sua inconfondibile cifra riconoscibile indifferentemente nelle composizioni per clavicembalo o in quelle per violino. La “Partita No. 2” mostra di avere una chiara architettura in cui canto, ritmo e danza paiono convivere in maniera eccelsa: in particolare, nei due movimenti conclusivi - “Giga” e “Ciaccona” -, Dumont ha dato il meglio di sé grazie a un’interpretazione di forte intensità espressiva che ha esaltato quella sorta di ‘dialogo con sé stesso’ che impronta una parte importante dell’opera bachiana.

Il recital si è poi concluso con l’esecuzione della “Sonata No. 4 in Mi minore, Op. 27” del violinista e compositore belga Eugène Ysaye. Dedicata a Fritz Kreisler, l'opera rientra in un gruppo di sei sonate dedicate ognuna ad un grande violinista del passato (la terza è, guarda caso, per Enesco) e anche qui Dumont è parso ispirato grazie a un’esecuzione particolarmente fluida in cui la leggerezza del fraseggio non ha intaccato l’intensità della scrittura di Ysaye rendendola, anzi, estremamente profonda. In particolare, il secondo movimento - “Sarabande” - è stato eseguito con estrema precisione sia nel pizzicato iniziale e finale che nei repentini salti di registro dello sviluppo centrale del brano, riscuotendo l’apprezzamento di un pubblico particolarmente accorto.

Un indovinato bis costituito dal “Tango-Etude No. 3” di Astor Piazzolla ha sugellato una performance riuscitissima sia per la scelta del repertorio che per interpretazioni che hanno coinvolto i presenti per circa un’ora.


articolo pubblicato nel febbraio 2017