PAOLO DAMIANI

Ladybird

Egea Records - 2004


  • Musicisti: Diana Torto, voce; Paolo Fresu, tromba, flicorno; Achille Succi, sax contralto, clarinetto basso; Gianluca Petrella, trombone; Bebo Ferra, chitarra; Paolo Damiani, contrabbasso, violoncello; Roberto Dani; batteria; Fulvio Maras, percussioni.
  • Brani: Habla del sur / Era destino / L’amor messo da parte / Tango lento / Quello che non voglio / Cos’è che ti fa andar così / Argentiera / Ladybird / Nel mare sconfinato di un segreto.

Valutazione: 4,5/5


di Francesco Varriale


No, no! Non faremo un torto a Stefano Benni, autore dei testi di due canzoni e delle note di copertina di questo disco. Non diremo che Paolo Damiani è un personaggio versatile. Una cosa, però, è certa: nei lavori del musicista romano convergono spesso la danza, la poesia, il canto, per non parlare di arrangiamenti particolarmente curati, il tutto ad evidenziare quanto dietro ci sia una certa progettualità.
In "Ladybird", poi, sembrano esserci evidenti riferimenti a due lavori precedenti di Damiani.
Innanzitutto viene naturale il rimando a "Sconcerto", disco registrato per le Edizioni Il Manifesto e realizzato a quattro mani proprio con Benni.
Il lavoro cui però Damiani sembra qui maggiormente riferirsi è "Song Tong", (registrato con un’autentica all stars e pubblicato dalla Splasc(h) Records), disco rispetto al quale si riscontrano analogie e differenze. Tra le prime ci piace evidenziare le belle linee disegnate da Damiani per i fiati, con Achille Succi che a tratti in "Ladybird" ripropone – e non è un limite, si badi – il fraseggio e le sonorità di Trovesi, presente in quel disco; ancora, la presenza di una medesima composizione dalla bellissima, cantabile melodia, che, cambiando nome, costituisce il titolo per entrambi i dischi. Diverso è invece l’impatto sonoro dei due lavori: sebbene l’ensemble sia strutturato in maniera molto simile, in "Ladybird" la musica è meno piena, meno lineare, più ricca di pause e silenzi, capace perciò di suscitare una tensione emotiva maggiore, grazie anche a sonorità più solari, mediterranee, particolarmente calzanti per il discorso musicale di Egea.
Veniamo ai musicisti, tutti perfettamente calati nel progetto, da Diana Torto (bella voce ed ottime doti di interprete dei due bei testi di Benni… struggente, l’omaggio a Fabrizio De Andrè) al già citato Succi, da quel vero portento che è Gianluca Petrella (qui misurato al punto da apparire come un veterano) a Bebo Ferra (capace di lasciare un’impronta personalissima in qualunque progetto figuri), da Roberto Dani a Fulvio Maras (straordinari interpreti delle percussioni), per non dire di Paolo Fresu, capace di lasciare sempre il segno con pennellate di pura poesia, tocchi che vanno sempre più rendendosi essenziali, scarni, segno evidente di una maturità artistica raggiunta ormai da tempo.
Di Paolo Damiani cosa dire? Ha le idee chiare su quello che vuole fare, sovrintende con grande discrezione alle sortite solistiche dei suoi musicisti ma riesce comunque a mettere in mostra le sue capacità tecniche: ad un attento ascolto, le sue sovrapposizioni di contrabbasso e violoncello, in una sorta di dialogo con se stesso, risultano di altissimo livello.



articolo pubblicato nel 2004