FRANCO D'ANDREA SEXTET

Monk and the Time Machine

Parco della Musica (distr. Egea) - 2013


  • Musicisti: Franco D’Andrea, piano; Andrea Ayassot, sax contralto e soprano; Daniele D’Agaro, clarinetto; Mauro Ottolini, trombone; Aldo Mella, contrabbasso; Zeno De Rossi, batteria.
  • Brani: Into the Memory-Deep Riff / Light Blue-Epistrophy / Misterioso-Monk’s W.T.L.-Bright Mississippi / Monk’s Mood-O.T. Abstraction / Monodic-Well You Needn’t / A New Rag Suite / I Mean You / Monk’s W.T.L.-Locomotive / Un gioco / Blue Monk / Brake’s Sake / Naif / Blue Monk-Brake’s Sake-Naif-Un gioco / Coming on the Hudson / Brake’s Sake (alt. Take) / Coming on the Hudson (alt. take).

Valutazione: 5/5


di Francesco Varriale


Nella sua recente “Storia del Jazz. Una prospettiva globale” (pubblicata nel 2012 da Stampa Alternativa), Stefano Zenni afferma che “Franco D’Andrea ha accolto le suggestioni di Gil Evans, Miles Davis, Charles Mingus e della musica per percussioni dell’Africa bantu”. Questo pensiero è l’esatta fotografia di "Monk and the Time Machine", disco che costituisce un magistrale lavoro di sintesi dell’arte musicale del pianista meranese.
Riunendo musicisti di comprovata esperienza, alcuni dei quali suoi storici collaboratori, Franco D’Andrea mette in moto la sua personalissima Macchina del Tempo per condurci in un mondo pregno di modernità nel quale avanguardia e tradizione coesistono come nelle più riuscite manifestazioni artistiche.
La musica di Thelonious Monk è di questo viaggio soltanto il pre-testo, lo spunto compositivo per consentire al Sestetto di D’Andrea di partire da essa, dandole forma per poi destrutturarla e ricomporla in forme spontanee, pregne insieme di rigore logico ed abbandono improvvisativo, in un continuo andare avanti e indietro in un tempo che spazia dagli albori del jazz a New Orleans fino a giungere ad una spiccata contemporaneità, e ci sono vari aspetti a dirci questo: citazioni di brani delle origini come "Sweet Georgia Brown" o "Honeysuckle Rose"; la composizione dell’organico che assume le sembianze di un combo degli anni Venti; la capacità dei musicisti di toccare punte di improvvisazione radicale, dimensione nella quale il leader dà il meglio di sé.
E tutto questo accade partendo da Monk, non giungendovi, al punto che l’effetto musicale sortito da alcune parti di assieme rimanda ai lavori di Mingus degli anni Cinquanta più che al pianista omaggiato, con il quale D’Andrea mostra di avere un rapporto di filiazione diretta che risulta comunque più concettuale e di metodo che stilistico.
Accanto a un D’Andrea particolarmente ispirato, va considerato decisivo l’apporto dei suoi compagni di viaggio (su tutti Ayassot e D'Agaro), abili a muoversi in un repertorio nel quale composizioni di Monk e originali di D'Andrea costituiscono tappe di un medesimo percorso che pare non avere alcuna soluzione di continuità.
Da segnalare il fantastico dittico "Light Blue/Epistrophy", che vale da solo l'acquisto del doppio cd.


articolo pubblicato nel 2014