MARIA PIA DE VITO

BURNOGUALA' LARGE VOCAL ENSEMBLE

Moresche e altre invenzioni

Parco della Musica Records - 2018


  • Musicisti: Maria Pia De Vito, voce, arrangiamento, direzione; Lorenzo Apicella, pianoforte; Dario Piccioni, contrabbasso; Arnaldo Vacca, percussioni; Ousmane Coulibaly, kora, balafon; Alessandro D'Alessandro, fisarmonica; Giuseppe Spedino Moffa, cornamusa; Rita Marcotulli pianoforte (#2); Ralph Towner, chitarra (#10); Massimo Carrano, percussioni; Burnogualà Large Vocal Ensemble.
  • Brani: Alla lafia calia / Lafia calia! / Ahi, Lucia / Tambilili / Catalina / Apra finestra / Chicchilichì / Lucia, celu / Dindirindina / Giorgia namolada / Canta Giorgia canta / Tutto lo dì / Oh Lucia, Miau Miau / Vecchie letrose / Voccuccia de no pierzeco.


di Francesco Varriale


Presentato all’Auditorium Parco della Musica di Roma nel marzo di quest’anno, “Moresche e altre invenzioni” aveva già annunciato la sua genesi nel luglio 2016, quando Maria Pia De Vito si era esibita al Ravello Festival in due set che presentavano le differenti formazioni che avrebbero poi dato vita ai suoi ultimi lavori, “Core” e quello di cui ci accingiamo a parlare.

Con le venti voci che compongono il Burnogualà Large Vocal Ensemble, l’artista napoletana riesce ad alternare con sapienza il ruolo di arrangiatrice e direttrice con quello di voce solista. E così, il susseguirsi di armonizzazioni collettive con gli schemi di chiamata e risposta per sezioni vocali, talvolta impreziositi dalle sortite solistiche della De Vito e di alcuni membri dell’ensemble, fa sì che gli oltre cinquanta minuti di ascolto risultino sempre vivi e ricchi di sorprese, nonostante buona parte del repertorio risulti avere circa cinquecento anni di vita.

È proprio nella capacità di conferire nuova linfa al materiale che Orlando di Lasso aveva composto nel sedicesimo secolo l’essenza di questo lavoro: le moresche del compositore fiammingo, riproposte opportunamente in nuova forma, vengono qua e là inframezzate da canti della tradizione popolare napoletana e da quelle altre invenzioni sulle quali, oltre alla leader, lasciano il segno musicisti del calibro di Rita Marcotulli (“Lafia calia”), Ralph Towner (“Giorgia namolada”) e Ousmane Coulibaly (“Tambilili”, “Apra finestra”, “Dindirindina”), oltre alle magnifiche voci dell’ensemble Burnogualà che costituiscono lo strumento con cui la musica entra ed esce con leggerezza da una tradizione che è al contempo aulica e popolare e che qui acquisisce carattere di spiccata modernità (“Alla lafia calia”, “Ahi Lucia”, “Vecchie letrose”, “Voccuccia de no pierzeco” risultano, in tal senso, significative).

Ma ciò che colpisce particolarmente è questo continuo guardare indietro e ripartire, qui come altrove, che Maria Pia De Vito vive da sempre riproponendo, con estrema coerenza artistica, materiale dalla spiccata autenticità nel quale, insieme a composizioni originali, non faticano a coesistere Jimi Hendrix e Pergolesi, Joni Mitchell e Viviani, il Brasile di Chico Buarque e l’Islanda di Bjork, Gesualdo da Venosa e quell’Orlando di Lasso che caratterizza e ispira la totalità di “Moresche e altre invenzioni” e che era stato rivisitato con coraggio già nel primo cd del 1994, disco che conteneva anche quella “Serenata ‘e Pulecenella” che viene qui citata in sottofondo nella lunga e intensa “Lucia, celu”.

Perché è sulle sponde di Nauplia che si approda continuamente; ed è da lì che si riparte, per perdersi ancora lungo le rotte di nuove esplorazioni.


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articolo pubblicato nell'aprile 2018