live:

DIANNE REEVES QUINTET


Ravello Festival

Belvedere di Villa Rufolo, Ravello (Sa)

5 luglio 2017


  • musicisti: Dianne Reeves, voce; Romero Lubambo, chitarre; Peter Martin, pianoforte, tastiere; Reginald Veil, contrabbasso, basso elettrico; Terreon Gully, batteria.


di Francesco Varriale


Il 2017 è un anno importante per il Ravello Festival. Quest’anno, infatti, le serate dedicate al jazz non si limitano a due o tre ma danno vita ad un programma intenso e articolato che ben si combina con quelli dedicati alla classica e alla danza. Ciò è stato possibile grazie alla direzione artistica affidata a Maria Pia De Vito che ha riservato l’apertura della rassegna alla cantante Dianne Reeves.

Con una perfetta combinazione di naturale musicalità e irrefrenabile propensione allo show, la sessantenne cantante del Michigan ha regalato una serata di grande musica che ha coinvolto e divertito il pubblico che riempiva gli spalti del suggestivo Belvedere di Villa Rufolo. Per la riuscita della performance sono risultati determinanti i musicisti che accompagnavano la Reeves, con particolare menzione per il chitarrista brasiliano Romero Lubambo, che ha sfoggiato una prova caratterizzata da un raro mix di abilità tecnica e sensibilità artistica.

Oltre ad alcuni originals proposti dalla Reeves (“Tango” su tutti), il repertorio ha toccato vecchi e nuovi standards tratti dal repertorio jazzistico e non, alcuni dei quali inclusi in “Beautiful Life”, il disco che, pubblicato nel 2013, costituisce ad oggi il suo ultimo lavoro. E così, dopo l’apertura del concerto riservata al quartetto strumentale, la cantante ha eseguito numerosi brani tra cui ricordiamo “Love for Sale” di Cole Porter,  “Waiting in Vain” di Bob Marley e “Dreams” dei Fleetwood Mac, anche se i momenti di maggior coinvolgimento si sono avuti con una riuscita interpretazione di ”Minuano” (la composizione di Pat Metheny di cui la Reeves ha esaltato la linea melodica), con la gershwiniana “Our Love Is Here to Stay” (qui straordinari l’accompagnamento e l’assolo di Lubambo) e con “One for My Baby” (il brano del repertorio di Billie Holiday magistralmente introdotto da un assolo del contrabbassista Reginald Veil).

A completare una band equilibrata e dal raro affiatamento, c’erano il pianista Peter Martin e il batterista Terreon Gully, anch’essi abili nel sostenere il canto della leader e nel ritagliarsi interessanti momenti solistici.

Quanto a Dianne Reeves, c’è da dire che tiene il palcoscenico e coinvolge il pubblico come pochi altri cantanti, grazie alla sicurezza derivante da una voce bellissima e dalla notevole estensione. Ma la cosa che più di ogni altra la rende straordinaria è questa sua capacità di riempire ogni singola nota del suo canto di una spiccata matrice africana.



articolo pubblicato nel luglio 2017