ENRICO PIERANUNZI / ROSARIO GIULIANI

Duke's Dream

Intuition - 2017 (rec. 2016)


  • Musicisti: Enrico Pieranunzi, pianoforte, piano elettrico; Rosario Giuliani, sax contralto, sax soprano.
  • Brani: Isfahan / Satin Doll / Take the Coltrane / I Got It Bad / Duke's Dream / Reflections in D / Sonnet for Caesar / Duke's Atmosphere / Trains / Come Sunday.


di Francesco Varriale


Nell’ambito di una collaborazione che dura da oltre vent’anni su più fronti, Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani entrano in studio per registrare per la prima volta in duo, e lo fanno rendendo omaggio a Duke Ellington, uno dei giganti della musica del Novecento. Data la vastità dell'opera del Duca, i due paiono voler puntare l’attenzione su una parte del suo universo musicale, su quel mood più raccolto che era legato alle piccole formazioni o a quei brani che, pur essendo stati concepiti per esecuzioni orchestrali, presentano temi semplici e lineari che ben si prestano ad essere eseguiti in duo.

Sin dall’iniziale, sinuosa “Isfahan”, Pieranunzi e Giuliani dialogano per tutto il disco con un’intesa straordinaria, richiamandosi, ispirandosi e invitandosi continuamente in un canto che si fa danza, con dimensioni ritmiche sempre varie - anche nell’ambito dello stesso brano - al punto che il tema di “Satin Doll”, inizialmente frammentato, acquista una nuova, spiccata identità grazie al sapiente contrasto tra le voci dei due strumenti, che si alternano tra dimensioni di totale improvvisazione e spunti legati alla tradizione (Giuliani con glissati che fanno pensare a Johnny Hodges, Pieranunzi con accenni allo stride piano e al charleston). Se nella successiva “Take the Coltrane si riscontra la medesima tensione (sapiente, qui, l’uso del piano elettrico da parte di Pieranunzi), è con “I Got It Bad” e “Come Sunday” che la dimensione si fa intimista grazie al pianismo composto di Pieranunzi e al canto profondo del sax di Giuliani.

In una tracklist che presenta altri brani di Ellington, trovano posto anche tre originals che ben si calano nel progetto: “Duke’s Dream”, una mini-suite di quasi dieci minuti che si sviluppa per quadri; “Duke’s Atmosphere”, che ricorda le dimensioni notturne che furono del duo Gil Evans / Steve Lacy in “Paris Blues”; “Trains”, una sorta di scherzo eseguito a tempo veloce con i due strumenti che si inseguono senza tregua.

Un’ulteriore prova riuscita di due musicisti stabilmente posizionati alla ribalta del panorama jazzistico internazionale.


Link:


articolo pubblicato nel febbraio 2018