FORTHYTO

Radio Interference

Dodicilune - 2015 (reg. 2014)


  • musicisti: Vito 'Forthyto' Quaranta, chitarre, voce, effetti elettronici; Giorgio Vendola, contrabbasso; Mimmo Campanale, batteria
    + Antonello Salis, fisarmonica (# 2/6/9); Luca Aquino, flicorno (# 1/11); Arup Kanti Das, tabla, voce (# 4/7).
  • brani: Esteem / Prism / On Green Dolphin Street / Four Sticks / The Cure / Lucignolo / Caravan / Cavatina / Last Train Home / Preludio #1 / How Far Can You Fly? / You Don't Know What Love Is.

Valutazione: 5/5


di Francesco Varriale


È tutto nell’immagine di copertina il senso di questo disco di Forthyto pubblicato da Dodicilune. È in quella breve ma sconfinata distanza che intercorre tra l’orecchio e il cuore, tra l’ascolto e l’emozione, uno spazio in cui capita talvolta di avere la fortuna di fermarsi per dare un senso a tante cose o ritrovare ciò che abbiamo intensamente vissuto in passato e che si ripresenta adesso in forme nuove. Ci sono le attese per il radiofonico “Racconto di mezzanotte” introdotto dalla versione davisiana di “On Green Dolphin Street”, il Jarrett intimista capace di scavare nel profondo del nostro sentire, i viaggi segnati dall’ascolto dei dischi di Pat Metheny negli anni Ottanta, il "Pinocchio" di Comencini musicato da Fiorenzo Carpi quando eravamo bambini, i Led Zeppelin che hanno accompagnato quella fase di incosciente gioventù alla quale sovente ci si aggrappa per ritrovare una dimensione preziosa. C’è il testamento di Luca Flores, il canto straziato ma pieno di vita di un artista che molti di noi hanno conosciuto soltanto quando era ormai troppo tardi per potergli dire quanto era bravo. E c'è "Esteem", che fotografa Gil Evans e Steve Lacy insieme lungo una strada che stiamo ancora percorrendo.

In questo spazio il chitarrista/cantante Vito “Forthyto” Quaranta e i suoi partner – il contrabbassista Giorgio Vendola e il batterista Mimmo Campanale – si abbandonano e ci accolgono, mostrandosi pronti a ricevere un contributo prezioso quanto quello portato dai musicisti ospiti che ben si integrano con il progetto e di cui vanno segnalati in particolare alcuni interventi, di Antonello Salis su "Lucignolo" e “Last Train Home” e di Luca Aquino su “How Far Can You Fly?”, brani su cui i testi, il canto e la chitarra del leader raggiungono vette di rara intensità.

Nonostante la varietà degli ambiti musicali da cui provengono i brani eseguiti, “Radio Interference” suona come un disco di grande coerenza formale per la quale risulta determinante l’intesa tra i musicisti che, pur mostrando di possedere notevoli doti tecniche, mai si abbandonano al virtuosismo puro. Un lavoro che, terminato l’ascolto, vien solo voglia di farlo ripartire, magari fermandosi ad ascoltare a ripetizione la traccia numero undici, perché c’è una domanda che non trova ancora risposta: “How Far Can You Fly?”.



articolo pubblicato nel dicembre 2015