SHIRLEY HORN

I Remember Miles

Verve - 1998 (reg. 1997)


  • Musicisti: Shirley Horn, pianoforte, voce; Roy Hargrove, tromba, flicorno (2/6/7/8); Buck Hill, sax tenore (4); Toots Thielemans, armonica (3); Ron Carter, contrabbasso (2/3/4/7/8); Charles Ables, contrabbasso (1/6/8/9); Al Foster, batteria (2/3/4/7/8); Steve Williams, batteria (1/6/8/9).
  • Brani: My Funny Valentine / I Fall In Love Too Easily / Summertime / Baby, Won’t You Please Come Home / This Hotel / I Got Plenty O’ Nuttin’ / Basin Street Blues / My Man’s Gone Now / Blue In Green.

Valutazione: 5/5


di Francesco Varriale


Il recensore confessa… non ha resistito alla tentazione.

Appena terminata una recensione multipla sul Miles Davis degli anni Sessanta, ha lasciato che la sua mente andasse alla cantante/pianista Shirley Horn che proprio a Miles aveva dedicato un bellissimo disco sul finire degli anni Novanta.

Sarà per un senso di colpa dovuto al fatto di non aver neanche fatto cenno alla scomparsa della cantante avvenuta lo scorso 20 ottobre, sarà perché quel disco gli era da sempre rimasto dentro, ma è certamente giunto il momento di aggiungere un’altra bottiglia sugli scaffali della cantina della Riserva Speciale altriSuoni.

"I Remember Miles", registrato nel dicembre del 1997 e pubblicato dalla Verve l’anno seguente, vinse il Grammy come miglior disco di vocal jazz dell’anno, anche se c’è da dire che è la dimensione musicale in senso più ampio a renderlo un gran disco: solisti di livello assoluto; un repertorio che rimanda (salvo poche eccezioni) al Davis meno battuto; un’atmosfera particolarmente raccolta, misurata e discreta. Quanto basta per renderlo un lavoro imperdibile.

Per realizzare quest'omaggio al divino Miles che Shirley Horn chiamò intorno a sé un gruppo di musicisti di prima grandezza, alcuni dei quali (Ron Carter ed Al Foster) avevano fatto parte delle formazioni davisiane in periodi più o meno felici della carriera di quest’ultimo.

Ma è sul rapporto di Shirley Horn con Miles Davis che vogliamo puntare per un attimo l’attenzione. La cantante/pianista era solita introdurre i concerti di Miles al Village Vanguard, e lo faceva con un repertorio che includeva tre delle ballads che ha poi registrato in questo disco e che lo stesso Miles registrò subito dopo in "Seven Steps To Heaven" e ci riferiamo a “I Fall In Love Too Easily”, “Baby Won’t You Please Come Home” e “Basin Street Blues”.

E' sulla dimensione raccolta, meditativa, intimista che Shirley Horn spinge l’intero disco, dando l’impressione di lavorare per sottrazione anche quando la dimensione ‘naturale’ del brano è già raccolta in partenza, come accade ad esempio per “Blue In Green”: qui la Horn si mostra una raffinatissima pianista non esponendo mai il celebre tema davis-evansiano, anzi sottintendendo lo stesso nella prima parte mediante una successione di accordi che danno comunque il risultato di farlo ‘sentire’ ancor più che ‘ascoltare’.

Tra gli altri brani ricordiamo una “Summertime” particolarmente bluesy con in evidenza l’armonica dell’eterno Toots Thielemans e “My Man’s Gone Now”, che qui si allontana dall’originale gershwiniano e dalla versione di Miles Davis e Gil Evans del 1958 (inclusa nel fondamentale "Porgy and Bess"), per riferirsi in maniera esplicita alla rilettura che lo stesso Miles ne diede nell’ottobre del 1981 nel live immortalato poi col titolo di "We Want Miles".

Tra i solisti una particolare menzione merita il trombettista/flicornista Roy Hargrove, bravo di volta in volta a calarsi nella dimensione davisiana o nell’allontanarsi da essa, mostrandosi comunque molto rispettoso e poco invasivo, lui che ha la naturale tendenza a far udire sempre il proprio strumento.

Da notare che la copertina del disco è un’altra chicca: un disegno autografo di Miles con dedica alla pianista.

Di Shirley Horn che dire? Straordinaria cantante, raffinatissima pianista e, soprattutto, donna dallo spiccato senso artistico. I Remember Miles! But We Remember Shirley Too!!!


Link:

- Verve: www.vervelabelgroup.com


articolo pubblicato nel 2005