JOSE JAMES

Yesterday I Had the Blues

Blue Note - 2015 (reg. 2014)


  • musicisti: José James, voce; Jason Moran, pianoforte; John Patitucci, contrabbasso; Eric Harland, batteria.
  • brani: Good Morning Heartache / Body and Soul / Fine and Mellow / I Thought About You / What a Little Moonlight Can Do / Tenderly / Lover Man / God Bless the Child / Strange Fruit.

Valutazione: 4,5/5


di Francesco Varriale


Combinando jazz, soul e hip-hop, lo statunitense José James è riuscito ad affermarsi sulla scena musicale internazionale grazie ad una serie di lavori che hanno riscosso un notevole successo di critica e di pubblico, sin dall’iniziale “The Dreamer” del 2008. Per il suo ultimo disco, dedicato a Billie Holiday nel centenario della sua nascita, il cantante con voce da baritono ha voluto ulteriormente asciugare l’organico delle precedenti registrazioni per entrare in studio con un classico trio di jazz composto da musicisti di comprovata esperienza e dalla carriera ormai importante.

Jason Moran, John Patitucci ed Eric Harland non faticano minimamente ad entrare nel mood rilassato del cantante, riuscendo anzi ad esaltarlo grazie anche ad una serie di ballads che avevano caratterizzato una parte del songbook di Lady Day. E così, sin dall’iniziale “Good Morning Heartache”, passando per “Body and Soul”, “Tenderly” e “Lover Man”, José James si trova nella dimensione musicale ideale per mostrare la profondità del suo canto utilizzando il repertorio scelto come materiale da rielaborare e riscattare in una nuova forma dalla spiccata identità.

Ma a colpire maggiormente sono i due brani che si distaccano dalle atmosfere rilassate del disco: se in “What a Little Moonlight Can Do” la ritmica si abbandona in totale interplay in larghi spazi di improvvisazione a ritmi sostenuti, nella storica “Strange Fruit” il leader libera il suo canto per riproporre in solitudine l’atmosfera tragica del brano in un blues il cui accompagnamento è caratterizzato da mugugni ripetuti in sequenza e da un cadenzato battito di mani che ricorda il suono delle catene degli schiavi nei campi di lavoro del Sud. E qui l’omaggio, oltre che a Billie Holiday, sembra rivolto a Charles Mingus alla cui “Freedom” si fa esplicito riferimento.

Un disco riuscitissimo che esalta ancora una volta la versatilità del cantante di Minneapolis.


articolo pubblicato nel novembre 2015