STEVE LACY / IRENE AEBI

Live at the Joan Mirò Foundation

Nova Era - 1999 (reg. 1995)


  • Musicisti: Steve Lacy, sax soprano; Irene Aebi, voce.
  • Brani: Introduction by Steve Lacy / Shuffle Boil / Eronel / Evidence / Reflections / Misterioso / Work / Steve Lacy speaks / Art / Steve Lacy speaks / ZA / Die Gazelle zittert / One Day / Dome / Steve Lacy speaks / Avis / Wish / Steve Lacy speaks / Como è Trieste Venezia / Steve Lacy speaks / Jack’s Blues / Heaven / Train Going By.


di Francesco Varriale


Registrato nel giugno del 1995 presso la Fondazione Joan Mirò di Barcellona, questo disco ripropone alcune delle tante facce dell’arte di Steve Lacy, in una performance divisa in due parti ben distinte.
Nella prima – che costituisce una extended introduction al concerto in duo – Lacy è in totale solitudine alle prese con sei composizioni di Thelonious Monk (guarda un po’…), brani legati tra loro in una sorta di suite. Qui, a legare le composizioni di Monk sono i silenzi, pause dilatate che, evidentemente presenti anche all’interno dei brani per l’assenza della sezione ritmica, sottintendono comunque un profondo senso dello swing, tanto è bravo Lacy a ‘sentire’ – e a ‘far sentire’ – un possibile accompagnamento. Quelle pause fanno parte della musica, sono strutturali, infondono all’esecuzione un senso di sospensione, di attesa, di tensione, tanto sono pregne di quella lezione monkiana sul tempo nella quale vengono sovvertite le consolidate leggi della fisica.
Anzi, d’ora in avanti sarà necessario parlare di lezione monk-lacyiana e ciò per una serie di analogie tra Monk e Lacy che da questa registrazione emergono ancora una volta: il comune senso di circolarità della musica; la predominanza del percorso sulla meta… qui la musica va, non si conclude; uno spiccato senso dello swing; il non aver lasciato eredi sui rispettivi strumenti.
Nella seconda parte del concerto, la più lunga, Lacy è affiancato da Irene Aebi, sua compagna nella vita e presente, come cantante, violinista e violoncellista, in tanti dischi e concerti del sassofonista. Diciamolo subito: la voce della Aebi è quella che meglio può raccontare la musica di Lacy, composizioni che non prevedono, evidentemente, un approccio scat e che sembrano (e a volte sono) ricamate su testi di poeti o ispirate ad opere di artisti.
La musica qui diventa lirica, europea, il risultato naturale di quasi mezzo secolo di frequentazioni di livello altissimo in quella che fu la sua seconda casa, l’Europa appunto. Grazie alle capacità vocali e linguistiche della Aebi – in grado di cantare agevolmente in ben quattro lingue – non si perde assolutamente il senso del testo, né la musicalità dei versi recitati, e la comune tonalità di soprano tra la voce ed il sassofono ripropone sonorità tipiche di certa musica europea del Novecento. L’accostamento poi tra la musica di Lacy ed i testi di Melville, Schwitters, Picabia ed altri, ha un che di magico.
Un disco questo che, per quanto non realizzato con una qualità sonora impeccabile, riproduce una performance di elevato livello artistico nella quale Lacy riesce ancora una volta ad esplorare le sfumature più nascoste del proprio strumento… e della propria anima.



articolo pubblicato nel 2004