STEVE LACY

10 of Dukes + 6 Originals

Senators Records - 2002 (reg. 2000)


  • Musicisti: Steve Lacy, sax soprano.
  • Brani: In a Mellow Tone / The Mooche / Morning Glory / Prelude to a Kiss / Portrait of Bert Williams / Azure / Cottontail / In a Sentimental Mood / Koko / To The Bitter / Art / Gospel / On A Midnight Kick / Wave Lover / The Breath / Traces.


di Francesco Varriale


Sulla scia dell'attività del sito web personale di Steve Lacy, vede la luce una nuova etichetta, la Senators Records, grazie al supporto del produttore Vincent Laine, curatore altresì del sito del sassofonista americano residente da moltissimi anni in Francia, ma da pochissimo tempo trasferitosi a Boston dopo aver accettato una cattedra presso il prestigioso New England Conservatory.
L'etichetta nasce con l'intento di realizzare dischi grazie al concetto di produzione associata, secondo la quale chiunque può contribuire sovvenzionando in qualche modo la pubblicazione per poi rientrare in seguito dei proventi della vendita dei dischi. Sono infatti già in cerca di produttori due progetti di Lacy, "Duo for Harp and Soprano Saxophone" (con l'arpista Suzanna Klintcharov) e "Practitioners: Book W, Book P + Scores" (due cd da realizzare insieme al violinista Mikhael Bezverhny), il tutto secondo le modalità esposte all'interno del sito dell'etichetta.
Durante un'intervista concessa circa due anni fa Steve Lacy rimproverò a chi scrive di aver tralasciato il nome di Duke Ellington tra quelli indicati per aver segnato in maniera indelebile il quasi mezzo secolo di carriera del sassofonista, costituendone invece ancora oggi la principale fonte di ispirazione.
E così, se la filiazione di Lacy a Thelonious Monk può essere vista essenzialmente per l'aspetto concettuale e per il simile approccio alla composizione ed all'improvvisazione, la presenza di Ellington nella musica del sassofonista può essere intesa soprattutto per quel che concerne l'atmosfera che vi si respira; a testimoniare ciò vi sono le composizioni di Ellington che ritroviamo nei dischi di Lacy, a partire da "Day Dream", brano di apertura di "Soprano Sax" (suo disco d'esordio del 1957) per poi passare alla title-track che si ascolta in "Paris Blues" realizzato nel 1987 in duo con Gil Evans, fino a giungere a questo "10 of Dukes + 6 Originals", registrazione di una performance solitaria tenuta il 15 ottobre 2000 alla 'Egg Farm' di Saitama, in Giappone, che costituisce la prima uscita della neonata etichetta.
Per il primo set del concerto, i brani scelti dal sassofonista all'interno dell'immensa opera ellingtoniana sono quelli che a suo dire meglio si prestano ad essere trattati per solo sax e - aggiungiamo noi - quelli che permettono di riprodurne meglio il sapore originale: così si passa, in una sorta di suite, dallo swing di "In a Mellow Tone" ai growls di "The Mooche" in perfetto jungle style (con un evidente riferimento a Sidney Bechet), dalle atmosfere pacate di "Azure" al canto lineare di "In a Sentimental Mood", anche se a nostro avviso Steve Lacy dà il meglio di sé in "Prelude to a Kiss", brano in cui viene fuori lo sperimentatore, il ricercatore, l'esploratore di suoni nuovi che ha il coraggio di portare avanti il suo discorso artistico utilizzando un materiale strutturalmente perfetto e consolidato nell'immaginario collettivo.
Le sei composizioni originali che costituiscono la seconda parte del CD ed il secondo set del concerto giapponese mettono invece in evidenza il Lacy compositore, autore ispirato da artisti come Herman Melville, Jack Kerouac ed altri, i cui testi sono stati così corredati di musiche da una metrica da componimento poetico. Si tratta di un materiale anch'esso particolarmente consolidato nel repertorio lacyano e che ha rappresentato per decenni buona parte del campo d'azione per la sperimentazione del sassofonista, con il continuo lavorio su singole frasi derivante dalla lezione di Monk, la ricerca sui suoni, la definizione di dimensioni atte alla meditazione tipiche dei suoi lavori in solitudine avviati sin dagli anni '70 con le storiche registrazioni per le etichette Saravah ed Emanem. Mostrano così una notevole continuità e coerenza stilistica brani come "Art" (con una notevole linearità di canto), "Gospel" (ispirata a Stevie Wonder) e tutti gli altri, con "Traces" in cui si può anche ascoltare Lacy nelle vesti di beat singer intento a recitare i versi di Ryókan.
Dall'ascolto di questo CD viene ancora una volta fuori l'immagine di un artista che, sebbene attivo da sempre nel filone dell'avanguardia, mostra quanto sia determinante la conoscenza della tradizione, ed il fluido passaggio tra le due parti del concerto ne è la testimonianza.



articolo pubblicato nel 2002 su All About Jazz Italia