ENRICO PIERANUNZI & STRING QUARTET

Les amants

Egea Records - 2004 (reg. 2002)


  • Musicisti: Enrico Pieranunzi, pianoforte; Marc Johnson, contrabbasso; Rosario Giuliani, sax contralto e soprano; Gabriele Pieranunzi, violino; Alessandro Cervo, violino; Francesco Fiore, viola (1, 3-7); Daniela Petracchi, violoncello; Angelo Cicillini, viola (2).
  • Brani: 
    Canto nascosto / Canto del mare / The Kingdom (where nobody dies) / Les Amants / Canzone di Nausicaa / Where I Never Was / The Flower.

Valutazione: 4,5/5


di Francesco Varriale


Da due anni attendevamo l’uscita di questo disco, da quando cioè avevamo saputo che Enrico Pieranunzi era entrato in quella magnifica sala di registrazione che è l’Oratorio Santa Cecilia di Perugia per registrare con due dei suoi abituali partners – Marc Johnson e Rosario Giuliani – e con un quartetto d’archi.

Un disco con gli archi. Ma si, lo hanno realizzato anche alcune leggende del jazz ad un certo momento della loro carriera, e parliamo di Charlie Parker, Clifford Brown, Chet Baker; però conosciamo troppo bene Enrico Pieranunzi e il suo modo di concepire la musica per pensare che da "Les Amants" potesse venir fuori un’operazione dalle spiccate mire commerciali e dal non eccelso livello artistico.

Ed infatti qui il pianista si supera ma non nel virtuosismo, non nella ricerca del numero ad effetto ad ogni costo. Enrico Pieranunzi si supera per il coraggio che mostra in questo progetto: coraggio di assemblare un anomalo trio jazzistico (definiamolo così) ed un quartetto d’archi; ma si supera soprattutto nel rimettere in gioco alcune composizioni che, per la bellezza del loro canto e per l’apparente compiutezza formale, avevano dato vita a un lavoro meraviglioso come "Racconti mediterranei".

E si, ci vuol coraggio a prendere un quartetto d’archi classico, fargli suonare delle linee semplici per svincolare il proprio pianoforte dalla creazione di tappeti armonici e riservarsi la possibilità di mettere qua e là note pure e limpide, di dialogare con gli altri strumenti in parti sia scritte che improvvisate, di lasciarsi andare ad assolo brevi ma di grande intensità.

C’è da dire però che Pieranunzi – abilissimo qui nel riscrivere alcune composizioni – ritaglia anche per Marc Johnson e Rosario Giuliani parti decisive per la riuscita del disco ed i due rispondono da autentici fuoriclasse: il contrabbassista con uno spiccato senso dell’interplay che non lascia distinguere l’accompagnamento dall’assolo; il sassofonista con la sua capacità di suonare con grande precisione e compostezza sia le parti scritte che quelle improvvisate, lui che è spesso un incontenibile torrente in piena.

Dei brani non ci piace indicarne alcuni piuttosto che altri, per quanto ad alcuni di essi ci sentiamo particolarmente legati, e da tempo. Ci piace invece dire che essi sono parti inscindibili di un lavoro che va gustato tutto d’un fiato, nella sua interezza, al punto che saremmo tentati dal definire "Les Amants" un punto d’arrivo del percorso cameristico di Enrico Pieranunzi; ma, nella certezza che il pianista romano ci riserverà altre piacevoli sorprese, ci limitiamo a dire che esso rappresenta una tappa fondamentale di una già straordinaria carriera.


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articolo pubblicato nel 2004