live:

KURT ELLING QUINTET plus MARQUIS HILL


Ravello Festival

Belvedere di Villa Rufolo, Ravello (Sa)

18 luglio 2018


  • musicisti: Kurt Elling, voce; Stu Mindeman, pianoforte, organo Hammond; John McLean, chitarra; Clark Sommers, contrabbasso; Adonis Rose, batteria + Marquis Hill, tromba


di Francesco Varriale


Bisogna confessarlo. Da queste parti la voce di Kurt Elling la si ama da sempre, ovvero dall’ascolto della prima frase del primo brano del suo primo disco: “Muuuusic Plays…”.

Era il 1995 e “Close Your Eyes” (registrato un anno prima per la Blue Note Records) giunse con una forza dirompente a dirci che il canto jazz aveva trovato un nuovo, grandissimo esponente, un artista che avrebbe portato avanti la scuola del vocalese allargando il repertorio jazz e fusion a brani di ambito pop-rock (ma anche folk e tanto altro) e mostrando una vocalità unica grazie a una straordinaria estensione e a capacità improvvisative da abile strumentista, per non dire delle doti poetiche che mostra nello scrivere ed interpretare testi molto complessi. Da allora, passando per circa una dozzina di dischi, lo stile di Elling si è molto evoluto fino a giungere ad una sintesi che ha preso forma in “The Questions”, l’ultimo lavoro che, pubblicato dalla Okeh, contiene l’ossatura della scaletta dei brani eseguiti al Ravello Festival.

Sin dall’iniziale bellissima rilettura di “A Hard Rain’s A-Gonna Fall” di Bob Dylan, passando per l’intensa “Washing of the Water” di Peter Gabriel, fino a giungere al testo scritto in stile vocalese (e ispirato al poeta mistico persiano Rumi) su “Three Views of a Secret” di Jaco Pastorius, Kurt Elling ha mostrato di aver asciugato il suo stile, riducendo al minimo le funamboliche evoluzioni dei primi anni e mirando a un canto che è divenuto essenziale e privo di ornamenti, con una voce controllata fino alla minima vibrazione, al punto da incantare anche chi, tra il pubblico, lo ascoltava per la prima volta.

Per dar vita alla sua musica straordinaria, Kurt Elling si è circondato di musicisti di esperienza e spiccata sensibilità, tutti capaci di eseguire egregiamente le parti d’insieme e gli assolo, con in primo piano il chitarrista John McLean, il pianista Stu Mindeman e, soprattutto, il trombettista Marquis Hill che, entrato in scena nella seconda parte del concerto, si è ritagliato numerosi spunti solistici mettendosi in mostra anche in tirati duetti con il leader; ma vanno menzionati anche il contrabbassista Clark Sommers e il batterista Adonis Rose per il prezioso contributo fornito al gruppo.

Da segnalare, tra i momenti più coinvolgenti della serata, altri due brani in stile vocalese, “Samurai Cowboy” (“Samurai Hee-Haw” di Marc Johnson) e la bellissima “Freddie’s Yen for Jen”, un brano che Kurt Elling aveva già pubblicato sul suo terzo disco (con un testo scritto su tema e assolo di Freddie Hubbard in “Delphia”) e che qui ha visto Mindeman cimentarsi in maniera eccelsa nella creazione di tappeti armonici all’organo Hammond.


articolo pubblicato nel luglio 2018