HAROLD MABERN

Afro Blue

Smoke Sessions Records - 2015 (reg. 2014)


  • Musicisti (formazione complessiva): Harold Mabern, pianoforte; John Webber, contrabbasso; Joe Farnsworth, batteria; Jeremy Pelt, tromba (# 1/2/4/6/8/11); Eric Alexander, sax tenore (# 1-4/6–11); Steve Turre, trombone (# 2/4/6/11); Peter Bernstein, chitarra (# 12); Gregory Porter, voce (# 2/3); Norah Jones, voce (# 4/5); Jane Monheit, voce (# 6/7); Kurt Elling, voce (# 8–10); Alexis Cole, voce (# 11).
  • brani: The Chief / Afro-Blue / The Man from Hyde Park / Fools Rush In / Don’t Misunderstand / I’ll Take Romance / My One and Only Love / Billie’s Bounce / Portrait of Jennie / You Needed Me / Such is Life / Do It Again / Mozzin / Bobby, Benny, Jymie, Lee, Bu.

Valutazione: 4/5


di Francesco Varriale


Registrato quando il pianista Harold Mabern aveva 78 anni, questo disco ci mostra un musicista nel pieno della sua seconda giovinezza, tanta è l’energia che viene fuori dai tasti del suo pianoforte.

Sebbene l’intero lavoro sembri una parata di cantanti affermati, è grazie alle voci strumentali di Gregory Porter e di Kurt Elling che si vivono i momenti più intensi del disco: nella title-track il primo si esibisce in un’irrefrenabile cavalcata, opportunamente sostenuto da una ritmica impetuosa; in “Billie’s Bounce” e “Portrait of Jennie” il secondo mostra invece tutta la sua abilità sia nei tempi sostenuti di stampo bop che nelle dimensioni raccolte di una ballad.

Oltre che rimarcare anche i contributi di Eric Alexander, Jeremy Pelt e Peter Bernstein (bello il suo assolo di chitarra in “Do It Again”, il cavallo di battaglia degli Steely Dan), occorre dedicare la giusta attenzione al leader. Mabern, infatti, non pare sentire il peso dell’età, riuscendo ad essere sempre opportuno, swingante sui tempi medi e raccolto nelle ballad, anche se colpisce particolarmente l’impulso ritmico che mostra nel sostenere le parti solistiche di Porter e di Alexander nei tempi sostenuti di “Afro Blue”, brano composto nel 1959 dal cubano Mongo Santamaria e portato al successo da John Coltrane nel 1965.

Quanto ai contributi vocali di Norah Jones e di Jane Monheit, pur misurati e ben eseguiti, non sembrano lasciare il segno sulla riuscita dell’intero disco.



articolo pubblicato nell'agosto 2015