live:

MARTHA ARGERICH

FRANZ LISZT CHAMBER ORCHESTRA

direttore: GABOR TAKACS-NAGY


Musiche di Mozart, Saint-Saëns, Liszt, Shostakovich



Ravello Festival - Belvedere di Villa Rufolo, Ravello (Sa)

8 luglio 2017


di Patrizia Bottaro e Davide Vargas


Martha Argerich è come un incontro con una entità soprannaturale. Un’attesa mistica quella che anticipa l’evento e lo spazio diventa un tempio. Quello di stasera è all’aperto. La serata merita una puntata all’Auditorium Oscar Niemeyer. Eccolo, si riconosce la copertura a volta scrostata e potente come le mille più piccole coperture che punteggiano il paesaggio della costiera. Dalla piazza allungata si accede ad un ingresso [chiuso ovviamente] protetto da uno spicchio di curvatura come un occhio rivolto al paesaggio che, inutile dirlo, è da capogiro. A pochi metri dal Duomo adorno di limoni e da Villa Rufolo, dove si tengono i concerti all’aperto. Ravello è la città della musica. In altre città questi luoghi si progettano, qui è il paesaggio che dà loro forma. E stasera c’è Marta Argerich. Ad accompagnare la pasionaria c’è la Franz Liszt Chamber Orchestra, diretta da Gábor Takács-Nagy, con la pianista Akané Sakai e il solista di tromba László Tóth. La gente prende posto dopo aver percorso tratti di camminamento tra tigli e cipressi, attraversato chiostri dai segni arabi, siepi di viburno e rosmarino. La progressione dell’imbrunire accompagna l’attesa e il paesaggio minuto dopo minuto cede l’asprezza delle cose troppo illuminate alla morbidezza della penombra. È tutto pieno. Si comincia con il "Divertimento in re maggiore K 136" di Mozart. Poi due persone sistemano il pianoforte come in un rito sacro. Martha Argerich sale sul palco con la sua gonna a fiorami e i lunghi capelli grigi, un che di timido nell’andatura. Il "Concerto per pianoforte, tromba ed orchestra d’archi n.1" di Shostakovich si snoda con una musicalità che sembra miracolosamente facile. Dopo un pezzo di Franz Listz, "Angelus! Preghiera degli angeli custodi", tratto dalle sue tre raccolte intitolate "Gli anni di pallegrinaggio", dopo che gli stessi di prima sistemano due pianoforti accostati registrando le due posizioni al centimetro, dopo che il paesaggio fa un altro passo verso il colore della concentrazione e del silenzio, dopo il mito Argerich torna sul palco e duettando con Akané Sakai dispiega le note del "Carnevale degli animali" di Camille Saint-Saens in una sorta di dolce coinvolgimento. Un grande momento di musica. La gente ne chiede ancora. E le due pianiste ripetono il finale e il famoso cigno.

La natura richiama i versi degli animali, il loro carnevale suonato attraverso una orchestra composta da pochi strumenti che si alternano ai due pianoforti. La suite satirica chiude la serata in quattordici brani che trasformano in parodia pezzi celebri, ironizzando su critici ed esecutori [i fossili e pianisti fanno parte del carnevale]. E tutti si divertono sul palco. La musica è gioia e trattata da mani divine si trasforma in divertimento puro. E mentre ci accorgiamo che dal mare sono sparite le barche, che ogni cosa è sospesa nel paesaggio della sera con rade luci intermittenti come timidi battimani, quasi la musica, la sua magia, avesse toccato il mondo, Martha Argerich scende lentamente dal palco portando nella propria figura gli anni trascorsi e l’eco della sua grandezza. Oh, non solo quella musicale. I temi di questo 65esimo Festival di Ravello si riferiscono alle nuove sensibilità culturali del tempo contemporaneo che invocano pace, ponti e dialogo, senso di comunità e abbattimenti di vecchi e nuovi muri [dalla presentazione del Festival]. Martha Argerich viene da una terra difficile ed è una nostra sorella. È stata sempre affianco dei più deboli, delle donne a dei perseguitati riscattando con i valori della musica, una specie di accoglienza universale, gli orrori di tutte le terre del mondo. Se lo porta addosso un sottile velo di malinconia.



articolo pubblicato nel luglio 2017