KENNY WHEELER / JOHN TAYLOR

Moon

Egea Records - 2001


  • Musicisti: Kenny Wheeler, flicorno; John Taylor, pianoforte; Gabriele Mirabassi, clarinetto.
  • Brani:  After The Last Time / Flo / Ambleside / Introduction To A No Particular Song / Moon / Sly Eyes / 3/4 P.M. / Deriviation / Medium 30.

Valutazione: 4,5/5


di Francesco Varriale


Un disco dalle atmosfere notturne, questo realizzato dal duo formato da Kenny Wheeler e John Taylor e registrato per l'etichetta perugina Egea. Un lavoro che costituisce l'ennesima tappa di un sodalizio artistico di rara intensità e bellezza, sia per la comune matrice estetica dei due musicisti, sia per l'affiatamento raggiunto in circa un trentennio di assidua e proficua collaborazione, a partire dall'esperienza dell'avanguardia inglese a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, passando per il trio Azimuth fino a giungere agli storici quintetti wheeleriani che hanno avuto proprio nel pianoforte di Taylor una costante fondamentale.

Le composizioni (sei di Wheeler, tre di Taylor) hanno tutte un effetto particolarmente evocativo sull'ascoltatore e sembrano rappresentare un ulteriore passo in avanti di un connubio artistico che ha in passato lasciato dischi fondamentali come "The Widow in the Window" e "Double, Double You"; tra l'altro ci era già capitato di ascoltare la bella "Ambleside" in "Time Being" del trio di Peter Erskine (con lo stesso Taylor e con Palle Danielsson al contrabbasso) nonché la lirica "Introduction to a no Particular Song" in un bel disco in quartetto registrato per la Soul Note ("All the More", con i due affiancati da Furio Di Castri e Joe LaBarbera) e la nostalgica "Gigolo" (qui intitolata "Sly Eyes") in "Flutter by, Butterfly" del trombettista canadese.

Se Kenny Wheeler e John Taylor si esprimono a livelli eccelsi in questo disco - il flicornista con i suoi tipici slanci lirici, il pianista con le sue accattivanti trame - occorre non dimenticare le rare ma efficaci sortite di un ospite prestigioso, il clarinettista perugino Gabriele Mirabassi, che si insinua con classe in alcuni brani di questo lavoro, esaltandone la cantabilità nel migliori dei modi e rappresentando tra l'altro una suggestiva seconda voce per il flicorno di Wheeler.



articolo pubblicato nel 2001 su All About Jazz Italia