live: Dominique Pifarély

live: DOMINIQUE PIFARELY SOLO

24 aprile 2015 - Riot Studio, Napoli

musicisti: Dominique Pifarély, violino



di Francesca Odilia Bellino


Le geste improvisé est un geste purement poétique. Il n’a besoin que de sons, et du long travail de creusement et d’accroissement de sa langue qui, en solo, conduira le musicien là où il peut indiquer le plus intimement, le plus exactement, où il tente d’aller. Une intention dans chaque son, pourquoi insister sur celui-ci, développer cet autre, passer vite sur celui-là et, au-delà des mémoires de formes qui ressurgissent, c’est peut-être un temps, une possibilité de regard poétique sur le monde qui se fait jour chez l’auditeur, plus actif que jamais (Dominique Pifarély).


In tre tracce, Dominique Pifarély arriva al gesto puramente poetico. Non ha bisogno che di suono, concentrazione, e silenzio assoluto in sala. Annullare le circostanze del tempo e dello spazio in cui si trova per dischiudere, ad occhi chiusi e bocca serrata, qualcosa di quell’abisso di forze ed emozioni che serba nell’anima. Sarà ed è un fatto totale la musica che ne fuoriesce per circa un’ora. 

Per la performance di Napoli, Pifarély non sceglie additivi di nessun tipo, né elettronici, né partner. Si presenta solo, con la sua improvvisazione, con la sua capacità lirica, e un’impronta di tormento in volto. È raro assistere ad un concerto dove domina e travolge tanta sensibilità.

Si sa che Dominique Pifarély è musicista di esperienza straordinaria e tecnica piena, maniacale, assoluta. Merito o colpa del suo violino che lo obbliga ad un rigore assoluto. Tutte le formazioni in cui è partecipe o di cui è leader hanno sempre beneficiato delle sue straordinarie abilità. Ma in solo Pifarély è qualcos’altro perché offre un sé allo stato puro capace di sconvolge. Scrittura e improvvisazione si fondono e superano, dando vita ad un discorso proprio, personalissimo, ineludibile.

In quel suono quasi raddoppiato tra ponticello e cordiera, in quello stile, fisico e incorporeo insieme, si palesa quel qualcosa che va compiutamente oltre. Sono emozioni allo stato puro, senza filtri, senza condizioni e neppure mediazioni. Emozioni mature, sedimentate, sofferte. Memorie accumulate in anni di vita e pratica musicale che maieuticamente Pifarély estrapola e sollecita, accompagnate dal gesto della mano sicura ed esatta, ma anche dalla bocca e dal fiato, ed infine da un movimento rotante delle gambe. Un accumulo così profondo che quando i suoni fuori escono dalla cassa, incalzati con forza dall’archetto, l’aria vibra e commuove in profondità. 

Un concerto come questo è raro da sentire perché restituisce il senso profondo della musica come esperienza solitaria e totalizzante, un’esperienza non più eroica o celebrativa del sé, ma profondamente umana, toccante e inquietante allo stesso tempo. 


Essentiel est le rapport à l’instrument. C’est ce rapport seul qui est en mesure de conduire le discours, d’extraire de soi ces « mémoires accumulées », de faire surgir, de temps en temps, le non-encore advenu, ce lien seul qui met la pensée en marche, pointe l’émotion qui vient. Le rapport au pinceau, au stylo, au clavier à présent, est-il différent — hors l’impossibilité de retoucher l’improvisation ? Mettre à jour ce qui reste souvent secret d’un travail humble et rigoureux, de quelque manière qu’on le mène : un peu l’atelier du musicien (Dominique Pifarély).



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articolo pubblicato nell'aprile 2015