PIERANUNZI / JOHNSON / MIRABASSI

Racconti mediterranei

Egea Records - 2000


  • Musicisti: Enrico Pieranunzi, pianoforte; Marc Johnson, contrabbasso; Gabriele Mirabassi, clarinetto.
  • Brani: The Kingdom (where nobody dies) / Les Amants / Canto nascosto / Il canto delle differenze / Una piccola chiave dorata / O toi dèsir (pour Stefi) / Lighea / Coralie / Un’alba dipinta sui muri / Stefi’s Song / Canzone di Nausicaa.

Valutazione: 5/5


di Francesco Varriale


Il disco che tanti musicisti vorrebbero realizzare. La musica che tanti appassionati vorrebbero sempre ascoltare, fino all'ultima nota, lasciandosi trasportare in luoghi ove la fanciullezza riemerge, ove hanno valore le cose semplici della vita.
Le emozioni che nascono da "Racconti mediterranei" sembrano venir fuori dai sogni di un bambino che ha appena ascoltato una fiaba, sogni in cui prende forma un mondo incantato fatto di sirene, amanti, chiavi dorate, canti nascosti.
Questo lavoro, pubblicato da Egea e costituito interamente da composizioni di Enrico Pieranunzi, è stato registrato nel febbraio 2000 durante il tour del duo formato dal pianista romano e dal contrabbassista Marc Johnson, musicisti ai quali si unì per l'occasione il clarinettista Gabriele Mirabassi, autentico fuoriclasse dello strumento.
I tre viaggiano per tutta la durata del disco su dimensioni rarefatte, serene più che pacate, diventando i protagonisti di una fiaba che prende forma nello stesso istante in cui viene narrata e che va ascoltata ad occhi chiusi, senza il timore di trovare streghe ed orchi: vi si incontrano fate.
I temi sembrano scritti per l'occasione, sebbene alcuni di essi facciano parte del repertorio di Pieranunzi da svariati anni, e ci riferiamo a "Lighea", "Coralie" e "Canzone di Nausicaa". Non esistono strumenti solisti o di accompagnamento; vi sono tre narratori che ci riservano piacevoli sorprese, dolci emozioni, sogni che si realizzano, desideri che si avverano, ed il merito va ascritto in parti uguali ai musicisti: a Pieranunzi per una scrittura semplice e cantabile e per un pianismo sempre delicato e composto, opportuno diremmo; a Johnson per aver fatto del contrabbasso uno strumento al tempo stesso armonico e melodico, essenzialmente lirico; a Mirabassi per essere riuscito a mettersi al servizio di un progetto che ha bisogno delle sue note sussurrate, dei suoi silenzi, dei suoi slanci.
Tra i dischi più belli degli ultimi anni.


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articolo pubblicato nel 2000 su All About Jazz Italia