DINO SALUZZI

Imagenes - Music for piano

Ecm - 2015 (reg. 2014)


  • musicisti: Horacio Lavandera, pianoforte.
  • brani: Imágenes / Los Recuerdos / Montañas / Romance / La Casa / Claveles / Moto Perpetuo / Media Noche / Vals Para Verenna / Donde Nací.


di Francesca Odilia Bellino


Opere di musica contemporanea per solo piano, in particolare se scritte da un bandoneónista, sono di per sé qualcosa di insolito, ma prezioso da ascoltare.

Le musiche per piano solo composte dal bandoneónista argentino Dino Saluzzi tra il 1960 e il 2002, ora raccolte in “Imágenes” per Ecm, sono profonde ed estremamente analitiche. Un disco incredibile. Non solo perché Dino Saluzzi è una pietra miliare della musica contemporanea argentina e bandoneónista di rara tempra e finezza; piuttosto per la capacità che ha/avuto di smuovere quel qualcosa in più, di più profondo e più analitico, che raramente si va a solleticare in musica.

“Imágenes” colpisce anche nella sua modalità compositiva. Il pianoforte sembra specchio dell’anima privilegiato per parlare di un sé profondo, preferito ad un bandoneón compagno di vita e musiche da sempre per Saluzzi.

In queste dieci tracce, il pianoforte è strumento totale, totalizzante, comprensivo del tutto, da cui partire per togliere, cesellare, eliminare, rendere essenziale ed arrivare all’essenza. Si capisce la scelta di presentarsi in “Imágenes” ad ottant’anni, dopo aver sedimentato per questa musica. In ciascuna traccia, plasmata in circostanze e tempi diversi della vita musicale, Saluzzi propone un diverso oggetto della memoria e dello spirito, un sé in ricerca. Un oggetto sofferto, elaborato, complesso, in cui Saluzzi ha senz’altro impresso un’immagine, la descrizione esatta, di quel percorso di ricerca.

“Imágenes” presenta dunque in dieci tracce oltre un quarantennio del fare, pensare e comporre musica. Un laboratorio della mente, della memoria e dello spirito, sviluppato attraverso forme musicali complesse, profondamente aderenti all’idea di armonia, ma allo stesso tempo incorporee, sfumate, permeate da una vena scura, inquieta, malinconica. Un’immagine tra tutte, “Moto Perpetuo”.




articolo pubblicato nell'ottobre 2015