JONI MITCHELL

Shadows and Light

Asylum Records - (reg. 1979)


  • Musicisti: Joni Mitchell, voce, chitarra; Michael Brecker, sax tenore e soprano; Jaco Pastorius, basso elettrico; Pat Metheny, chitarra; Lyle Mays, tastiere; Don Alias, batteria, percussioni; The Persuasions, coro.
  • Brani: Introduction / In France They Kiss On Main Street / Edith And The Kingpin / Coyote / Goodbye Pork Pie Hat / The Dry Cleaner From Des Moines / Amelia / Pat's Solo / Hejira / Dreamland / Band Introduction / Furry Sings The Blues / Why Do Fools In Love / Shadows And Light / God Must Be A Boogie Man / Woodstock.

Valutazione: 5/5


di Francesco Varriale


Un disco per molti versi storico, questo della cantante Joni Mitchell, registrato dal vivo durante la lunga tournée che il suo gruppo tenne nel 1979.

Storico perchè si tratta di un lavoro che sintetizza più di ogni altro la musica dell'artista canadese, spaziando stilisticamente nelle varie fasi della sua carriera a partire dall'iniziale periodo folk fino a quella che fu per lei la svolta jazz con il fondamentale "Mingus"; ma storico anche perché il gruppo che si ascolta è costituito da autentiche stelle prese probabilmente nel miglior periodo della loro carriera, musicisti che avevano tra l'altro già lavorato insieme in varie occasioni, con Jaco Pastorius presente nel disco d'esordio di Pat Metheny, Michael Brecker e Don Alias presenti nel primo lavoro del bassista, Lyle Mays collaboratore storico di Metheny, gli stessi Metheny e Pastorius insieme con Paul Bley e Bruce Ditmas in un'incisione del 1974. Storico, infine, perché non si è più presentata l'occasione di ascoltare tutti insieme questi musicisti.

C'è da dire che la versione in CD non rende pienamente giustizia a quanto di buono il gruppo di Joni Mitchell fece in questo tour, soprattutto perché riportare su un singolo supporto digitale un doppio LP ha forzatamente tenuto fuori per motivi di spazio tre brani presenti invece nell'originaria versione del disco, ovvero "Black Crow", "Free Man in Paris" e "Don's Solo". Inoltre lo stesso LP non riportava "Jaco's Solo", una performance solitaria di Pastorius visibile nel film di quel live, con Jaco intento a generare loop e sovrapporre linee di basso su cui poter improvvisare in una dimensione che si ritrova nel suo solo intitolato "Slang" presente in "8:30", il doppio live dei Weather Report.

Joni Mitchell aveva da pochissimo pubblicato "Mingus", il capolavoro dedicato al contrabbassista di Nogales. Con Charles Mingus la cantante aveva precedentemente rifiutato di collaborare nel di lui progetto di rilettura dei "Three Quartets" di T.S. Eliot, ed anche quando il contrabbassista la ricontattò poche settimane dopo, dicendole che aveva messo giù espressamente per lei sei composizioni per le quali si sarebbe dovuto scrivere il testo, la Mitchell si mostrò titubante per il semplice fatto che non aveva mai lavorato per conto di un altro artista.

Fortunatamente alle sei composizioni proposte da Mingus ne furono aggiunte due, una delle quali è la celeberrima "Goodbye Pork Pie Hat", per la quale Joni Mitchell scrisse dei nuovi, bellissimi versi.

Di "Mingus", Joni Mitchell portò in giro tre brani che ritroviamo in "Shadows and Light", ovvero "God Must Be a Boogie Man", "The Dry Cleaner from Des Moines" e, appunto, "Goodbye Pork Pie Hat", con questi ultimi due che vedono in particolare evidenza Jaco Pastorius (presente anche nel precedente lavoro e perfettamente calato nel mondo di Charles Mingus) e Michael Brecker (ingaggiato al posto di Wayne Shorter per l'impossibilità di poter portare in giro insieme, in un progetto parallelo, due membri dei Weather Report).

Ma tutte le altre composizioni che si possono ascoltare in questo lavoro sono degne di nota, dall'iniziale "Introduction" (nella quale si ascolta anche la voce di James Dean in un suo momento cinematografico) alla successiva "In France They Kiss on Main Street" (con Pat Metheny che cita il riff della propria propria "Phase Dance"), dalle dimensioni soft di "Edith and the Kingpin" e "Furry Sings the Blues" (con Joni Mitchell al meglio nel mettere in mostra la sua voce meravigliosa) a quel vero inno dell'era hippy costituito da "Woodstock" (eseguito qui dalla cantante con il solo accompagnamento della sua chitarra), da quel crescendo di emozioni costituito dal trittico "Amelia" / "Pat's Solo" / "Hejira" (con i tre brani che sfociano uno nell'altro senza soluzione di continuità) fino a "Why Do Fools Fall in Love", autentica celebrazione della rock 'n' roll era.

Quanto ai musicisti, dicevamo di ascoltarli qui tutti al meglio, da Pat Metheny a Lyle Mays, da Don Alias a Michael Brecker, anche se Jaco Pastorius ci sembra quello più in evidenza con le sue spettacolari doti di solista ed il suo personalissimo stile nell'accompagnamento.

Di Joni Mitchell cosa dire? Che le sue melodie disegnano delle linee particolarmente articolate che sembrano procedere indipendentemente dalla struttura ritmica dei brani; che le sue composizioni sono di una straordinaria bellezza, sia nel testo che nella musica; che il suo stile chitarristico è molto raffinato e perfettamente funzionale al suo discorso artistico; che il suo modo di porsi con gli altri musicisti è da autentica leader. Tutto quanto fa di lei una vera artista.



articolo pubblicato nel 2003 su All About Jazz Italia