PIERANUNZI / HADEN / MOTIAN

Special Encounter

Cam Jazz - 2005


  • Musicisti: Enrico Pieranunzi, pianoforte; Charlie Haden, contrabbasso; Paul Motian, batteria.
  • Brani: My Old Flame / Earlier Sea / Nightfall / Mo-Ti / Loveward / Waltz for Ruth / Miradas / Hello My Lovely / Why Did I Choose You? / Secret Nights.


di Carlo Morena


Sessione di registrazione che vede impegnati tre vecchi complici che avevano appena tirato fuori dal cilindro il felice "Fellini Jazz" e rientrano in studio per queste ore supplementari a suggellare, con una manciata di temi originali ed alcune ballads storiche, la loro collaudata complicità. 

Se l'ascoltatore cerca la sorpresa, il colpo di vento improvviso che lo lasci senza fiato, non è questa occasione più propizia, temiamo. Siamo di fronte a tre stilisti che si siedono al loro strumento e suonano, senza cercare arrangiamenti particolari, soluzioni inusitate, un'idea che faccia di quest'album un'opera da incorniciare nella nostra memoria. Di interplay, del così menzionato interplay - ingrediente indispensabile e storico dei nostri più cari trii di piano - non si potrà, crediamo, parlare.

Charlie Haden è accompagnatore economico e sobrio e si ritaglia i suoi inconfondibili assoli ricchi di aplomb; Paul Motian, uno dei batteristi più personali che conosciamo ed amiamo, appare qui in veste low profile, assecondando quello che accade intorno a lui senza lasciare impronte particolari. Parlare del grande senso della tradizione jazzistica di Enrico Pieranunzi, del suo drive naturale, del suo suono levigatosi nel corso degli anni, è sempre obbligatorio.

Il discorso sul pianista romano merita ampio approfondimento, non è facile affrontarlo in poche righe. Chi lo ha seguito dall'inizio, e poi nel corso degli anni, può avere ben chiara la sua parabola stilistica. E non potrà dimenticare da dove Pieranunzi è partito, con quale linguaggio si è formato, quale gusto e tendenza lo hanno forgiato negli anni della sua formazione. Per chi scrive, la svolta evansiana risponde certamente ad un'esigenza stilistica e ad una necessaria apertura di linguaggio: alcune pietre miliari della sua discografia, quali "Deep Down", per fare un esempio a noi caro, sono frutto di quelle porte spalancate da Enrico con la tenacia e l'intelligenza che è facile riconoscergli. Ciononostante, se - sempre secondo chi scrive - ci si dovesse chiedere se è 'quello' il suo modo naturale di sentire la musica, di raccontare una storia, di donarsi ai partners e a noi ascoltatori, la risposta tarderebbe ad arrivare e vari dubbi affiorerebbero.

Il Pieranunzi più convincente è quello che ha assorbito la lezione del "Now He Sings, Now He Sobs" 'coreano', quello che ha ascoltato i trii (imprescindibili, occorre dirlo?) di McCoy Tyner, il pianista straripante e di vasta cultura pianistica e jazzistica. 

Parlare di lui come pianista 'europeo', 'mediterraneo', nonostante fiumi di parole spesi da firme autorevolissime e nonostante vari titoli celebri tratti dalla sua discografia, ci sembra quantomeno opinabile.

So long, Enrico. A presto.


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articolo pubblicato su altriSuoni nel 2005