live:

BOBO STENSON TRIO



Pomigliano Jazz Festival

Palazzo Mediceo, Ottaviano (Na)

29 agosto 2015


  • musicisti: Bobo Stenson, pianoforte; Anders Jormin, contrabbasso; Jon Felt, batteria.


di Francesco Varriale


Nel cortile dello splendido Palazzo Mediceo di Ottaviano da qualche anno restituito alla città, la XX edizione del Pomigliano Jazz Festival ha avuto inizio con un concerto strepitoso che ha indotto tutti i presenti a non perdere neanche una nota di una musica che si è sviluppata per un’ora e mezza senza la minima caduta di tensione.

Accompagnato dal contrabbassista Anders Jormin e dal batterista Jon Felt (che completano quello che è da tempo il suo trio stabile), il pianista svedese Bobo Stenson si è mosso tra composizioni di diversa provenienza pur mantenendo una coerenza linguistica straordinaria. E così, iniziando il concerto con “La peregrinacion” dell’argentino Ariel Ramirez e passando per brani più propriamente jazzistici (“A Fixed Goal” di Ornette Coleman), per la musica classica di Erik Satie (“Elegie”) o per composizioni originali (“Don’s Kora Song”), il trio ha dato vita ad un viaggio musicale estremamente coinvolgente che ha toccato a tratti anche quelle sonorità nordiche che, grazie anche agli stessi Stenson e Jormin, hanno improntato buona parte della produzione musicale della casa discografica bavarese Ecm negli ultimi quarant’anni.

Come nei migliori trii pianistici, il gruppo si è mosso in condizioni paritarie di totale interplay che hanno consentito di dar vita a dialoghi a tre voci in cui le parti solistiche sembravano non distinguersi, tanto sono stati bravi i musicisti nel chiamarsi vicendevolmente con sguardi e gesti e a costruire buona parte della musica nella stessa fase dell’esecuzione, con gli strumenti che parevano cantare ancor più che suonare.

Se di Stenson e Jormin sono note da tempo le qualità artistiche eccelse, una nota di merito va dedicata al trentaseienne batterista Jon Felt, capace di potersi confrontare senza alcun timore con musicisti di tale caratura e di essere in grado di indicare la strada da percorrere soprattutto durante le fasi di improvvisazione, in un concerto bellissimo che ha avuto, nell’atteso bis, una versione di “Goodbye” particolarmente intensa.



articolo pubblicato nell'agosto 2015