DIANA KRALL

The Girl in the Other Room

Verve - 2004


  • Musicisti (formazione complessiva): Diana Krall, voce, pianoforte; Anthony Wilson, chitarra; Neil Larsen, organo Hammond; John Clayton, contrabbasso; Christian McBride, contrabbasso; Terri Lyne Carrington, batteria; Peter Erskine, batteria; Jeff Hamilton, batteria.
  • Brani: Stop This World (Allison) / The Girl In The Other Room / Temptation / Almost Blue / I’ve Changed My Address / Love Me Like A Man / I’m Pulling Through / Black Crow / Narrow Daylight / Abandoned Masquerade / I’m Coming Through / Departure Bay.

Valutazione: 5/5


di Francesco Varriale


Confessiamo di esserci finora sempre posti verso Diana Krall con un atteggiamento di eccessiva sufficienza. Non essere mai riusciti ad emozionarci all’ascolto della sua musica; non condividere la politica commerciale di una major che, per poterne vendere più dischi, mette in vetrina tutta la di lei beltá, gambe incluse; l’averla vista al festival della canzone italiana di Sanremo, presentata come una tra le più grandi cantanti e pianiste viventi (cosa non vera, lo sappiamo tutti)… elementi che avevano posto la musicista sotto una cattiva luce, soprattutto per quella parte della critica composta da ‘censori’ più che da ‘recensori’.

E così, avuto per le mani l’ultimo suo lavoro, "The Girl In The Other Room", ed avendo letto nella tracklist un paio di titoli di canzoni a noi particolarmente care, abbiamo (ancora una volta con un atteggiamento di sufficienza) messo Diana Krall alla prova, programmando sul nostro lettore cd due soli brani:

- traccia numero quattro, la bellissima “Almost Blue” di Elvis Costello (nuovo marito della Krall, diciamolo), resa un capolavoro di intensità emotiva da Chet Baker in alcune versioni del 1987. Ebbene, l’intensità del brano qui rimane, l’atmosfera si fa raccolta, quasi triste, e la Krall risulta molto espressiva, grazie anche ad una voce un po’ roca che la fa collocare, per sonorità, proprio tra Costello e Baker. Un brano riuscito che lascia un buon sapore e ci fa ben sperare per il titolo successivo;

- traccia numero otto, “Black Crow”, un vecchio brano di Joni Mitchell, un’artista che rappresenta una vera icona per chi scrive. Ebbene, la Krall non fa rimpiangere l’originale, neanche un po’, tanto risulta coinvolgente, con un crescendo di intensità man mano che lo sviluppo narrativo del pezzo va avanti, e c’è da dire che decisivi risultano i musicisti che la supportano, abili nell’accompagnamento misurato e talvolta – come nel caso del chitarrista Anthony Wilson – improvvisatori di classe.

Allora, solo allora, ci siamo rilassati, seduti sulla nostra chaise-longue, abbassato le luci e riavviato il cd dal primo brano.

Per quanto mostri poco swing, "The Girl In The Other Room" ci sembra un disco più jazz degli altri lavori della Krall, pur non presentando né standards né brani tratti della tradizione afro-americana, composizioni che nei lavori precedenti, pur facendo notare le capacità vocali e strumentali della bella Diana, risultavano perlopiù ennesime cover di canzoni ascoltate centinaia di volte: apportando poco o nulla di nuovo a quei brani, avevano molto poco della modernità del jazz.

Qui invece, nei molti originals, il sapore jazz c’è, eccome: si percepisce apertura formale, i brani risultano melodici ma non banali, per nulla conclusi, e poi hanno talvolta un sound bluesy che prende. Insomma, per citare lo spot pubblicitario di una birra, è un disco che suona bene, e siamo convinti che in questo risulta decisivo l’apporto di Elvis Costello, nelle vesti di autore di ben 7 brani (6 dei quali in coppia con la Krall), di produttore e, supponiamo, di consorte prodigo di consigli.

Ottima è poi anche la successione dei brani, tale da non rendere mai statico l’ascolto, mostrando piuttosto una certa continuità di linguaggio al punto che la citata “Black Crow” della Mitchell è seguita da “Narrow Daylight”, brano originale composto ed eseguito proprio alla maniera della musicista canadese. Molto belle, oltre alle canzoni citate, ci paiono poi l’iniziale “Stop This World” e la title-track, e poi ancora un’accattivante versione di “Temptation” di Tom Waits nonché l’intensissima “Abandoned Masquerade”.

Della Krall va notato infine che il suo pianismo si è fatto più composto, ideale per esaltare le sue capacità vocali e di interprete, quel tanto che basta per renderci felici di averla, finalmente, scoperta.


Link:

- Diana Krall: www.dianakrall.com

- Verve: www.vervelabelgroup.com


articolo pubblicato nel 2005